Archivio Matelič

19.8.2016

Aleksej – Noi stiamo raccogliendo le storie di persone che hanno avuto questa esperienza dell’emigrazione. Quello che si ricordano, come siete andati, quando…

Renzo – Cominciare magari da piccola, dove viveva, prima di andare.

Bice – Si lavorava perchè avevamo le mucche.

Aleksej – Dov’è nata lei?

Bice – A Monteaperta.

Aleksej – Eravate una famiglia numerosa?

Bice – Si, eravamo in 6 figli e i genitori. Due aborti ha avuto anche mia mamma, saremmo in 9 se fossimo tutti vivi. Uno è morto a due mesi. Dopo ho lavorato con loro perché quelli che erano già grandi, sono andati via a lavorare.

Aleksej – Fratelli e sorelle…

Bice – Si, sono rimasta sola io, dovevo andare fino in monte a tagliare il fieno, portare giù, c’erano le mucche, i maiali, anche le pecore.

Aleksej – Da portare a pascolo?

Bice – Non le portavo io, portavo la dottrina con me. Per studiare perché dovevo andare in chiesa. Portavo in giro e parlavo con loro, perché ero sola e i miei fratelli erano tutti più grandi, ero l’ultima io.

Aleksej – Loro sono andati a lavorare all’estero?

Bice – Anche in Friuli: Giovanin era a Tarvisio, Giulio faceva il premilitare, e poi è andato in Belgio, molto tempo dopo, era partigiano prima… Dopo sposato è andato in Belgio. Finito di fare il fieno, dovevo ancora finire di fare le medie, dopo mi ha telefonato un’amica che doveva andare a Milano che ha trovato un posto di lavoro e allora quando sono venuta giù dal monte con una fascia piena di fieno ho buttato giù questo fascio che dovevo portarlo alle mucche e ero tutta sudata, mi sono seduta sulla terrazza e ho preso la broncopolmonite e dovevo tre giorni dopo partire per Milano. Sono andata di là, non avevo da lavorare perché tanto abbiamo finito di fare il fieno, volevo ancho guadagnare qualcosa e dopo tornata da Milano, c’era mia sorella che era in Svizzera, lei veniva fuori per sposarsi, sono andata io su quel posto lì. Era una brava persona.

Aleksej – Al posto della sorella in Svizzera?

Bice – Si, era una signiora Svedese che ha sposato uno Svizzero e aveva 3 figli. Uno era enologo, la figlia Arianna era maestra e l’ultimo studiava giornalismo, era giornalista Bertil.

Aleksej – In quale città era questo?

Bice – Losanna, paese vicino a Losanna.

Aleksej – Svizzera francese allora.

Bice – Si. non sapevo parlare niente, menomale che il sabato veniva quello che era all’università Bertil che sapeva 9 lingue, era bravo. Allora appena venuta là via non sapevo niente, mio papà mi ha detto guarda, non prendo nessuna caramella, da qualcuno, poi dici che non ti piacciono? Non sono stata mai così lontano. Avevo tanta paura. La padrona ha scelto mia sorella, ha detto: “Guarda avrà una sciarpa e dei guanti rossi, per riconoscermi. E dopo mi ha detto: “Vai dalla polizia, quando vieni in stazione e dagli l’indirizzo, dove devi andare.” E loro mi hanno messo sull’autobus, sono andata su e la padrona ha telefonato, lei era lì, nelle cabine che si aspetta l’autobus. E guarda, non mi ha visto subito, quando è ripartito l’autobus, ha fermato l’autobus di corsa e sono scesa e dopo non sapeva ne lei ne io parlare, siamo andati a casa, mi ha spiegato dove devo andare a prendere il pane, mi ha portato con se: “Qui verrai a prendere il pane, il latte…” E dopo mi dava il biglietto, andavo a fare la spesa e dopo il sabato veniva Bertil, quello che andava all’università, paralvo in Italiano, mi sembrava di essere in Italia, ero tanto contenta, perche non sapevo parlare altre lingue. Veniva solo il sabato.

Aleksej – Quanti anni aveva allora lei?

Bice – Io avevo 24 quella volta. Ero due anni lì.

Aleksej – Questo era in che anno?

Bice – ‘51 mi sembra. Io sono stata nel ‘51 e ‘52. Fino il ‘52 sono stata da lei, poi si è sposata, poi il ‘53 e il ‘54. Poi mi sono sposata anch’io e mio marito è venuto a prendermi in Svizzera, la domenica, o io andavo da lui o lui da me, finchè non abbiamo trovato casa. Quando abbaimo trovato casa lui è venuto a prendermi e siamo stati lì, io ho trovato subito lavoro nelle famiglie, non stavo senza far niente, finchè non sono venuti i figli. Dopo sono venute le figlie, anche dopo, subito, quando andavano all’asilo, io andavo a lavorare.

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